Il mercato del lavoro italiano presenta oggi uno scenario complesso e apparentemente paradossale. Se da un lato i dati sull'occupazione registrano una tendenza positiva, dall'altro emergono criticità strutturali che ne limitano il potenziale di sviluppo e di equità. Comprendere queste contraddizioni è il primo passo strategico per formulare interventi capaci di generare un impatto reale e duraturo, trasformando le sfide attuali in opportunità di crescita.
L'analisi rivela che i buoni dati occupazionali sono in parte viziati dal cosiddetto "mancato effetto di sostituzione". Le riforme previdenziali, la crescente difficoltà delle aziende nel reperire manodopera qualificata e il generale miglioramento della qualità della vita dei nostri anziani hanno trattenuto al lavoro una quota significativa di lavoratori senior. Questo fenomeno, pur sostenendo le statistiche, maschera uno scarso ricambio generazionale e un limitato ingresso di nuove forze nel sistema. Contemporaneamente, il mercato non riesce ad attingere a vasti bacini di potenziale umano, lasciando inattive ampie fasce della popolazione.
In questo contesto, si identificano due principali bacini di forza lavoro non ancora pienamente sfruttati:
- NEET (Not in Education, Employment, or Training): Giovani che si trovano al di fuori di ogni percorso formativo e professionale, rappresentando una risorsa inattiva e un campanello d'allarme sociale.
- Donne: La cui partecipazione al mercato del lavoro rimane significativamente inferiore alla media europea, frenata da barriere culturali, sociali ed economiche.
Appare dunque evidente la necessità di andare oltre una lettura superficiale dei dati e di approfondire le cause strutturali che alimentano queste dinamiche, a partire dalle profonde sfide demografiche e formative che il Paese si trova ad affrontare.
Analisi delle sfide strutturali: i fattori critici del mismatch
Il disallineamento (mismatch) tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dalla forza lavoro non è un fenomeno congiunturale, ma la conseguenza di due criticità profonde e interconnesse: una crisi demografica senza precedenti e un grave deficit di competenze a livello nazionale. Analizzare queste radici è fondamentale per costruire soluzioni che non si limitino a tamponare l'emergenza, ma che agiscano sulle fondamenta del problema per garantire una competitività sostenibile.
L'inverno demografico e la contrazione della forza lavoro
Il cosiddetto "inverno demografico" rappresenta la minaccia più seria alla sostenibilità del nostro sistema socioeconomico. Le proiezioni sono allarmanti: nei prossimi dieci anni, si prevede una contrazione di quasi 3 milioni di lavoratori nella fascia d'età chiave tra i 15 e i 64 anni. Questa emorragia di capitale umano rischia di paralizzare interi settori produttivi.
Questa crisi, tuttavia, non è solo numerica ma riflette una profonda crisi socio-culturale. L'inverno demografico potrà essere mitigato solo quando si riuscirà a far convivere la "crescita", intesa come dato puramente quantitativo, con lo "sviluppo", che significa qualità della vita e recupero di quella fiducia nella società che spinge una coppia a mettere al mondo dei figli. Un dato provocatorio, ma emblematico, certifica come la spesa per alimenti per animali abbia superato quella per i cuccioli d'uomo, segnalando un vuoto familiare che la società tenta di colmare in modi sostitutivi.
Nell'immediato, però, la strategia più efficace per mitigare l'impatto di questa contrazione è agire sui bacini di forza lavoro già disponibili ma inattivi, attraverso l'attivazione mirata di NEET e donne.
Il deficit di competenze: analfabetismo funzionale e divario formativo
La seconda causa del mismatch è la carenza di qualificazione della popolazione attiva. I dati delineano un quadro preoccupante che incide direttamente sulla produttività e sull'innovazione del sistema Paese.
- Povertà Assoluta: Coinvolge 1,3 milioni di persone ed è strettamente correlata a un'altissima dispersione scolastica, creando un circolo vizioso che preclude l'accesso a un lavoro dignitoso e qualificato.
- Analfabetismo Funzionale: Secondo i dati OCSE del 2023, l'Italia si posiziona agli ultimi posti in Europa per competenze di base come la comprensione del testo, il calcolo e il problem solving. Questa carenza limita la capacità dei lavoratori di adattarsi alle nuove esigenze del mercato.
- Tasso di Laureati: Il divario con il resto d'Europa è netto. A fronte di una media europea del 43% di laureati, l'Italia si ferma a un modesto 30%, posizionandosi come fanalino di coda e limitando il proprio potenziale nei settori ad alta tecnologia e conoscenza.
Di fronte a questo scenario complesso, le politiche attive del lavoro e le misure di inclusione sociale emergono come l'antidoto necessario per invertire la rotta e ricostruire il capitale umano del Paese.
La strategia d'intervento: le politiche attive come antidoto
La risposta strategica alle sfide demografiche e di competenze non può che risiedere in un robusto e coordinato sistema di politiche attive e di inclusione sociale. Un approccio proattivo, che accompagna la persona nella ricerca di un'occupazione e nello sviluppo delle proprie competenze, è intrinsecamente superiore a misure meramente passive o assistenziali. È necessario passare da una logica di sussidio a una di attivazione.
L'esperienza recente, in particolare quella maturata con il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), ha fornito due insegnamenti fondamentali che devono guidare la riforma:
1. La necessità di garantire uniformità dei servizi su tutto il territorio nazionale, superando le attuali disparità regionali che creano cittadini e lavoratori di serie A e di serie B.
2. L'importanza di affiancare sistematicamente la formazione alle politiche attive, riconoscendo che senza un aggiornamento continuo delle competenze, qualsiasi sforzo di inserimento lavorativo rischia di essere inefficace e di breve durata.
Questi principi strategici trovano ora la loro concretizzazione in una serie di strumenti operativi progettati per mettere a sistema le buone pratiche e rendere l'intero ecosistema del lavoro più efficiente ed equo.
Pilastri operativi per la riforma del mercato del lavoro
Il successo di una strategia non dipende solo dai principi che la ispirano, ma anche e soprattutto dall'efficacia degli strumenti con cui viene implementata. La riforma del mercato del lavoro italiano si basa su tre pilastri operativi interconnessi: una piattaforma digitale nazionale per coordinare gli interventi, una profonda revisione dei modelli formativi e una consolidata sinergia tra attori pubblici e privati.
Il ruolo centrale del SIISL: verso una regia nazionale
Il SIISL (Sistema Informativo per l'Inclusione Sociale e Lavorativa) rappresenta lo strumento chiave per realizzare quella "regia nazionale" indispensabile a superare le frammentazioni regionali. Questa piattaforma integrata ha il potenziale per rivoluzionare la gestione delle politiche attive. I suoi punti di forza sono evidenti:
1. Centralizzazione: Tutti i disoccupati transitano obbligatoriamente attraverso la piattaforma, creando un database unico e completo che permette una visione d'insieme del fenomeno.
2. Intelligenza Artificiale (IA): Il sistema utilizza l'IA per supportare l'utente nella compilazione del curriculum vitae e, soprattutto, per realizzare un matching efficace tra il profilo del candidato e le offerte di lavoro presenti.
3. Integrazione della formazione: Il SIISL aggrega i cataloghi formativi di tutte le regioni. L'IA analizza il profilo del disoccupato e le offerte lavorative disponibili, suggerendo i percorsi formativi più adatti a colmare eventuali gap di competenze.
4. Monitoraggio e rating: La piattaforma permette di monitorare in tempo reale l'impatto della formazione sull'occupabilità, offrendo la possibilità di assegnare un rating di efficacia agli enti formativi basato sui risultati concreti ottenuti dai loro corsisti.
Tuttavia, il successo di questa scommessa dipende da una condizione imprescindibile: la collaborazione attiva di aziende, agenzie per il lavoro, enti formativi e regioni nel popolare costantemente la piattaforma con le proprie vacancy e la propria offerta formativa.
Riformare la formazione: efficacia e adesione alle esigenze aziendali
La formazione professionale deve essere sempre più "piegata alle esigenze aziendali" per essere realmente efficace. Per snellire le procedure e aumentare l'efficacia degli interventi, è inoltre necessario proseguire verso un modello basato su un operatore del mercato del lavoro unico, cui affidare il disoccupato dall'inizio del percorso di presa in carico fino al completamento della formazione.
Questa riforma deve anche affrontare una delle sfide principali del settore: la scarsa partecipazione degli adulti ai percorsi formativi, caratterizzata da frequenti abbandoni. La soluzione risiede nel creare percorsi formativi misti, che integrino la teoria con una forte componente pratica "on the job". Stage, tirocini e apprendistato devono diventare parte integrante dell'offerta, consentendo ai discenti di acquisire esperienze concrete e di entrare in contatto diretto con il mondo del lavoro.
La sinergia pubblico-privato: la lezione del Programma GOL
L'esperienza del programma GOL ha dimostrato in modo inequivocabile che la cooperazione tra il settore pubblico (Centri per l'Impiego) e quello privato (Agenzie per il Lavoro) è fondamentale per la tenuta e l'efficienza dell'intero sistema. È pacifico riconoscere che i Centri per l'Impiego, da soli, non sono in grado di fornire un servizio pienamente efficiente e capillare.
L'integrazione delle competenze e delle reti del privato con la funzione pubblica di presa in carico crea una sinergia virtuosa, aumentando la capacità del sistema di intercettare le opportunità e di accompagnare efficacemente le persone verso il lavoro.
Questi pilastri operativi, se pienamente implementati, rappresentano un'opportunità storica per modernizzare il mercato del lavoro, ma richiedono un'azione decisa e coordinata da parte di tutti gli attori coinvolti.
Un bivio strategico e un appello all'azione
Ci troviamo di fronte a un bivio strategico. Le criticità analizzate non sono solo ostacoli, ma rappresentano anche una grande opportunità per gli operatori del settore, come la categoria professionale dei consulenti del lavoro rappresentata da Fondazione Lavoro, di diventare protagonisti di un cambiamento epocale. Le riforme e gli strumenti messi in campo creano un contesto nuovo in cui è possibile agire con maggiore efficacia. L'obiettivo è superare le barriere informative e operative che fino ad oggi hanno limitato lo sviluppo di un mercato del lavoro più dinamico e inclusivo.
Questo è un momento storico che richiede coraggio, visione e collaborazione. È un appello all'azione per tutti gli stakeholder – istituzioni, imprese, operatori e cittadini – a cogliere questa occasione unica per superare le debolezze strutturali del nostro Paese e costruire finalmente un mercato del lavoro moderno, equo e competitivo.
Cit. “Il Sole 24 Ore”



